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Ettore Majorana

Presentazione

Un giovane, all'aspetto ancora quasi un ragazzo, dagli occhi assorti e distanti. Un'intelligenza straordinaria che ha già dato risposte ad alcuni dei problemi che la fisica si pone da quando è iniziata, all'alba del secolo, la nuova rivoluzione scientifica. E poi la sparizione, misteriosa come tanti aspetti della sua vita. Gli elementi per dare origine a una leggenda sono tutti riuniti nella figura di Ettore Majorana. Ma quel viaggio senza ritorno ha gettato, nei settant'anni trascorsi da allora, una duplice luce: se ha imposto all'attenzione il personaggio, ne ha poi distorto l'immagine. Nello specchio deformante in cui questa si è riflessa, molti hanno inscritto le proprie fantasie, spinti da un impulso deteriore a violare l'enigma su cui Ettore chiedeva discrezione. Il mitografo nobile è stato Leonardo Sciascia, autore di un vero romanzo sui moventi della difficile scelta di Majorana. Poi è venuta la schiera di “chiosatori”, in buona o cattiva fede.

Leggere la pubblicistica che si è accumulata sull'argomento è fonte di inesauribile e incredula sorpresa. Il sensazionalismo vi domina in modo assoluto. Ecco un Majorana “profeta” che anticipa l'inferno di Hiroshima e preferisce morire per non creare l'atomica. Ecco la bassa mistificazione di un Majorana ammiratore di Hitler e antisemita, forse il capitolo più falso e spregevole dello scandalismo sul personaggio. E poi c'è il Majorana “ritrovato” come l'Albertine di Proust, in continenti lontani, in clausure conventuali, in ricordi tardivi.

Presentando la figura di Ettore Majorana mi sono proposta innanzitutto di evitare la trappola delle vicende umane immaginate, per ricostruire ciò che possiamo sapere della sua personalità e della sua biografia da fatti accertati, da documenti e da testimonianze attendibili. Ritengo che questo metodo possa restituire più interamente la complessità dell'enigma Majorana di quanto abbiano fatto svianti riduzioni letterarie e giornalistiche.

Il secondo problema posto dalla figura di Majorana è che la sua intuizione scientifica si rivela molto lontana da quelle rappresentazioni realistiche che potrebbero, con il loro potere metaforico, semplificare la comprensione di quanto profondo fosse il suo pensiero. Il precipitoso sviluppo delle idee della fisica richiedeva di entrare negli argomenti con lo stile di chi salta su un treno in corsa. E Majorana aveva questa capacità di saltare sul treno in corsa veloce della fisica, al punto che il suo primo lavoro con Giovanni Gentile, Jr., scritto quando ancora era studente, fa riferimento alla teoria appena pubblicata da Dirac che sta per rivoluzionare la concezione della meccanica quantistica inglobando la relatività. Se a questa capacità, che ha del prodigioso, di assorbire i concetti più avanzati elaborati negli anni della sua formazione, si aggiunge lo spessore delle idee alle quali decise di lavorare, la “scarsa” produzione di articoli appare nonostante tutto enormemente più densa di interi trattati.

Una figura così singolare merita dunque attenzione per molti motivi, ma ho voluto soprattutto sottolineare che Ettore Majorana ci può portare a riflettere sul fatto che le menti più lucide, rare e isolate come sono, possono imbattersi in difficoltà che molti non arriverebbero nemmeno a immaginare. Il che è, e forse resta, un segno di imperfezione delle comunità umane.

Durante la stesura di questo lavoro mi sono state molto utili le stimolanti discussioni con Carlo Bernardini e Angelo Mainardi, che mi hanno permesso di caratterizzare in modo soddisfacente la difficile figura umana e scientifica di Majorana. Sono inoltre loro debitrice per il costante incoraggiamento. Ringrazio Giovanni Jona-Lasinio, Enrico Mistretta e Fabio Sebastiani per la lettura attenta e per le critiche costruttive. Sono particolarmente grata a Ettore Majorana, Jr., per le sue osservazioni e per gli interessanti scambi di idee intercorsi nello svolgimento del lavoro, di cui sono l'unica responsabile.

                                                                                                                                            

Luisa Bonolis


Un personaggio assai fuori del comune

È molto difficile dare un’idea dell’importanza di Ettore Majorana nella storia della fisica moderna. Majorana resiste ai criteri di valutazione più diffusi ai giorni nostri, basati sul numero dei lavori pubblicati su riviste internazionali e sul numero delle citazioni in lavori altrui di argomento affine: sono quelli che vengono chiamati spesso e forse impropriamente “criteri oggettivi”. Le testimonianze di chi lo conobbe sono concordi nel ritenerlo un genio, senza alcuna esitazione e reticenza; ma dicono pure che fosse assai restio a pubblicare e che i pochi (appena nove) lavori pubblicati fossero di lettura difficilissima per i fisici suoi contemporanei, anche i più colti.

Dunque, il caso Majorana meriterebbe forse un’analisi alla rovescia, sull’inadeguatezza dell’attuale sistema di valutazione dell’importanza scientifica dei personaggi della fisica (e non solo della fisica); ma, fermandosi alla semplice constatazione della rarità dei Majorana nella comunità scientifica, è meglio accontentarsi di vederlo come una figura eccezionale, quale fu, piuttosto che sovvertire il sistema. Dopotutto, anche all’epoca di Majorana pochissimi sarebbero stati in grado di apprezzare il suo lavoro, per esempio, in una commissione di concorso, e non può meravigliare che questa difficoltà sia insormontabile oggi.

Ma questo non deve indurre, come abbiamo già precisato, nella tentazione di dirottare l’interesse per Majorana sulle pur singolari vicende della sua vita e della misteriosa scomparsa: egli è stato ed è uno dei fisici più interessanti del Novecento e, forse, di tutti i tempi, ed è di questo che si vuole offrire un racconto adeguato, senza divagare oltre le informazioni essenziali sulle vicende umane di cui già molto, forse troppo, è stato detto.

Per sommi capi conviene dire subito che le poche note pubblicate da Majorana e i ricordi di chi lo conobbe, così come i suoi appunti sparsi e fortunosamente recuperati, mostrano che egli produceva due tipi distinti di lavori. Da un lato ci sono i calcoli su problemi posi da altri, con i quali si divertiva a mostrare la sua innata capacità di impiego delle matematiche superiori, spesso in gara con formidabili concorrenti come Fermi (per l’atomo statistico) o Heisenberg (per le forze nucleari); a volte con l’intento di aiutare generosamente un collega, come fece per anni con lo stesso zio Quirino che si era impantanato in un problema di elettronica dei metalli, o con Emilio Segrè quando si occupava in Germania di atomi magneticamente orientati in moto in campi rapidamente variabili; altre volte per il gusto di adattare teorie di suo gradimento appena pubblicate a problemi che ancora nessuno sapeva affrontare, come quando, ancora studente, scrisse il suo primo lavoro sulla spettroscopia X con l’amico Giovanni Gentile, Jr.

E poi ci sono i problemi che egli stesso aveva formulato e che molto verosimilmente non solo nessuno dei suoi contemporanei avrebbe saputo risolvere ma nemmeno, appunto, formulare. Di questa natura sono i tentativi di teoria relativistica di campo con spin qualsiasi, la rappresentazione infinito-dimensionale del gruppo di Lorentz e la teoria simmetrica di particelle e antiparticelle detta del neutrino di Majorana; ma anche la sua teoria delle forze nucleari di scambio, le forze di Majorana; conseguente alla sua lucida comprensione del ruolo dei neutroni appena scoperti e del criterio detto di saturazione.

Per apprezzare la figura eccezionale di Ettore Majorana nel suo tempo e nel suo ambiente è indispensabile ricostruire sia il suo percorso formativo sia, per confronto, quello di altri. La comprensione della personalità scientifica di quest’uomo è inevitabilmente collocata su uno sfondo che non è popolato di soli fisici; anzi, al contrario di molti suoi colleghi, Majorana era un individuo dalle mille curiosità e di grande sensibilità culturale; e non aveva bisogno di isolarsi dal contesto mondano per dedicarsi a ciò che meglio gli riusciva. Se vogliamo, era un uomo acuto nell’osservare e valutare il mondo circostante in tutti i suoi aspetti, ma restio a partecipare, a mettersi in mostra, a esibire la propria genialità; della quale tuttavia era conscio. Insomma, un personaggio assai fuori dal comune, per questo sofferente, difficile, interessante, certamente inquietante. La fisica di cui si occupò con intuizioni che saranno riscoperte molto più tardi è, in un certo senso, il miglior pretesto per ricordarlo come merita.

MAJORANA

Il genio scomparso

Monografia n° 27

supplemento a Le Scienze n° 406, giugno 2002

MAJORANA: There are scientists who ‘happen’ only once in every 500 years, like Archimedes or Newton. And there are scientists who happen only once or twice in a century, like Einstein or Bohr.

FERMI: But where do I come in, Majorana?

MAJORANA: Be reasonable, Enrico! I am not talking about you or me. I am talkingabout Einstein and Bohr.


Reported by. S. Chandrasekhar
(Indian Academy of Sciences, 6 February 1985)

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Pag. 001 - Presentazione

Pag. 004 - Politici e scienziati

Pag. 013 - Gli anni dell'Università

Pag. 025 - Fisici a convegno

Pag. 030 - Il Regio Istituto Fisico di via Panisperna

Pag. 037 - I primi lavori scientifici

Pag. 046 - Tra fisica teorica e matematiche astratte

Pag. 052 - I neutrini di Dirac e Majorana

Pag. 066 - Le forze nucleari

Pag. 079 - Il viaggio in Germania

Pag. 094 - Solitudine e scomparsa

Pag. 111 - Letture consigliate